.un poemetto amoroso.

… CUORE, AMORE E I SEMI DEL GRANO

Quasi che fosse merito del tempo

. . .

…voler mettersi a volare
o sparire,
diventare una formica
durante un acquazzone

. . .

Torna
e s’intreccia a pensieri di adesso
quel ritmo bizzarro
– trotto, passo, galoppo –
come scialle
su clavicole
che maniche d’estate
hanno scoperto

. . .

Quest’odore d’autunno
ferisce il respiro
come fosse un coltello d’argento
nel cuore di un bambino

. . .

Occhi d’aquila
annusa docile
foglie d’eucalipto
accogliendo senza stupore
il suo fiorire d’inverno
il suo crescere in questa pianura

. . .

Occhi d’aquila
e tiepida neve danzante
posano ogni mano
sul tumulto dei pensieri
come pettini
sulle chiome del tempo

. . .

Mi è stata portata una fetta d’anguria
ed è inverno
Come un dolce arcobaleno
mi ha accarezzato tiepida
i pensieri e la pelle

. . .

Desiderio di parole
vestite di voce soleggiata
come acque chiare
versate da brocca trasparente
come aliti di vento
a spostare le nebbie dell’anno

. . .

E se fuori è troppo inverno
respira dolcemente
quei minuscoli desideri
che hai custodito
in sembianza di sogni
nell’angolo della dispensa

. . .

Il vento è ancora troppo freddo

Inchiostro blu
in forma di parole
come cuccioli dormienti
a trattenere il tepore
nelle zolle del respiro

Il primo filo d’erba è prossimo

. . .

Fitta rete di rami di pioppo
argento e tabacco
contro il mostrarsi ceruleo del cielo chiaro

Raggi di sole d’inverno
come nodi
al fazzoletto di nebbie e nuvole
obbligate a restare
fino a domani
dopodomani
obbligate a emigrare

. . .

In questo marzo
colorato d’aprile
profumato d’autunno
svolazzano
sui miei muri
vecchi e felici
petali di ciliegio
per te

. . .

La strada mi offre leggere farfalle
le ali bianche, agitate
piccolo omaggio al mio passare

E forse anche sorrisi
mi offre la strada
per dirmi che è proprio questa la strada
anche se
oggi
tu non passerai di qui

. . .

Capriccio di sole
e non c’è
se non dietro nuvole dense
e impenetrabili

Capriccio di te
e non ci sei
se non lontano mille strade
e altrettanti pensieri

Poco vento dal nord
scioglierà cirri e cumuli
e nuovi raggi
tiepidi sulla mia pelle

Poca strada da sud
correrà brevi distanze
e nuove carezze
tiepide sui miei pensieri

. . .

Ascolto il mio respiro
e seguo docile il filo dei pensieri
come quando fuori piove
anche se sto su questa panchina
sotto un cielo quasi sereno

. . .

Limpido il pomeriggio
l’aria l’ha pulito
anch’io
senza ragioni
sento me limpida
quasi come fossi io
quello stelo di grano
le foglie lucide al sole

Per dirmi niente
e forse non guardarmi
occhi verdi
e morbide zampe
mi aspettano

. . .

Emozioni epidermiche e mentali

. . .

Battono ventitré ore
sui quadranti quadrati
su quelli rotondi
segnate da numeri forti
oppure da piccoli punti
seguite da lancette feroci
o da timide luci

Battono ventitre ore e un po’ di minuti
quasi inutilmente
nemmeno i gatti sembrano accorgersene

Entra piano il tempo
così come se ne va

. . .

Piccole felicità si rincorrono
come gocce su germogli che si aprono

I semi li ho piantati
quando il tempo aveva altre misure

. . .

Da qualche parte
nel respiro
una sorta di mancanza
un’assenza, uno strappo

Coscienza dell’assenza

Parole entrano come panni
a scaldare, a riempire
Pensieri passano come fili
a ricucire, a tramare

Silenzio, calma, quiete
passano come ali
a smuovere, a scoprire

Coscienza dell’assenza
dolore dell’assenza

Nuove parole immaginate
entrano come rose
a guarnire
Nuovi pensieri ricamati
entrano come gocce
a lenire
la coscienza dell’assenza

. . .

Non sarà quella nuvola
a sfiorare la fronte
ma una stessa nebbia
dolce, calda e rosata
a miscelare i pensieri
e le parole

Già all’orizzonte
la luce
dall’est

. . .

Quand’ecco che un pensiero
tanto piccolo da non vedersi
tanto dolce da nausearti
tanto pesante
e leggerissimo
raccoglie il tuo soffrire
e lo semina

Come fosse grano

Mangerai un pane potente
lieve e salato

Nutrirai l’arpa
con dita d’incanto

. . .

Come fosse per caso…

. . .

Occhi di castagna
ciglia color di riccio
tienimi dita tra le dita

. . .

Albero che non vedi
(anche se non sai)
lui cresce

Lo senti
(quando lo ascolti)
che sta mettendo
nuove foglie

. . .

Che il suo cuore batta ancora
di battiti lievi
o di corse sull’erba
Che il suo muso abbia dimenticato
carezze e bastoni
degli uomini di prima

Se il suo respiro fosse già partito
sia stato senza dolore
con un biglietto di prima classe
per i pascoli del cielo

. . .

Luca: dita dei piedi
come chicchi di grano

. . .

Sopportare il peso e la forza
di una carezza gentile
fatta di parole leggere
come salire verso la cima
lo zaino pesante di cibo e coperte
sapendo che pane e cioccolata
nutriranno le vene
e lana nuova riscalderà la pelle
quando il sudore avrà lavato il respiro

. . .

…i semi del grano

. . .

Come posso baciarti le dita
falange a falange
se stanno con te
a distanza di nave

Come posso toccarti la pelle
lobo a lobo
se con te l’hai portata
a distanza di treni

Come posso entrare nel cuore
goccia a goccia
se con te l’hai tenuto
a distanza di strade su strade

Come posso ascoltare pensieri
respiro a respiro
se con te li hai legati
a distanza di anni

Come posso
non fare, non dire
colpo a colpo
se da me
tu hai lasciato
i semi del grano

. . .

Chiudere gli occhi
ed ogni angolo diventa curva
che si posa
battendo a tratti l’ala
sul palmo della mano
aperto

E berne delizia
per irrigare il solco dei pensieri

. . .

L’amplesso dei pensieri
confluiti in parole
già ciangotta grossi ciottoli a valle

L’amplesso dei corpi
terrà una montagna
sussurrando canzoni

. . .

CERTEZZA D’INCERTEZZE

. . .

tra le foglie
tra i rami
tra le nuvole basse
bucate dal sole indolente
tra le strade lente
e quelle distratte

come prezzemolo in cucina
come sale quanto basta

un palpitio d’amore

. . .

Frizzante umida nuvola
senza gocce
L’ombrello non serve

Lo senti che piove
di nuovo e diverso?

Qualche fiore
a breve termine
sul rampicante

Lo stai ascoltando?

Io
a volte vorrei
averne dimenticato
il linguaggio

. . .

Risaia di maggio
che rispecchi luci d’erba
di cielo
e i miei occhi
vorrei che ti vedesse
e che mi vedesse guardarti
quell’uomo dalle mani tranquille

Il buco di punta sottile
lo tappo con la reale fantasia
del vedermi a guardarti
adesso, da sola
e stamparti negli occhi
(forse anche per lui)

L’anno prossimo a maggio
di sole pulito e speranza
ti allagheranno di nuovo

. . .

Anche se resti, ti amo
Se parli due ore
Se telefoni un solo minuto
E ancora ti amo
se svanisci nel nulla
portandoti via da me
E dico ti amo
a lettere maiuscole
che tu non le confonda
con le dolci scintillante lettere
dell’elettrico innamoramento

. . .

Il mio apparire acqua
(fosse ghiaccio
o fermento che scotta)
trasformi in terra di roccia

Mi dici la forza del tenero
(credevo avesse nome debolezza)
e adesso ne provo paura

Se solo mi trova distratta
il leone provvede a sbranarci

. . .

Tra le pagine
di trattati scritti in lingue sconosciute
rimane la mia voglia

Voglia di spiarti

Fossi un tarlo
rinuncerei al mordicchiare carta
per seguire i tuoi occhi

. . .

Così come ho preso il treno di ieri
adesso mi dondola il nulla aspettare
ma vigilo sul cuore
e accolgo l’inaspettato
come nuovo seme
quale che sia il colore che mi porta

Carezzano i pensieri
le fronde che non aspetto
ma verdi balleranno

E danzerò

. . .

Lieve funerale di falene
cadute sul campo
della battaglia
della lampada alogena
durante la guerra
dell’uomo tecnologico

Il riccio potrò onorarlo
solo a parole

. . .

Se tu avessi una macchina del tempo
il tempo piccolo di un’onda piccola
del mare
torneresti a prenderti una nuvola
grigia già quasi celeste
per il tempo piccolo
di una piccola piega del sorriso

Se tu avessi una macchina del tempo
e una bacchetta da rabdomante
torneresti a cercare una pioggia
fresca già quasi a fecondare
e danze di sole o di pioggia
lasciar fare ad altri
perché ameresti ogni moto del cielo

. . .

Mi hai portato un bottone
una carezza piccola di falange
e due passi sull’erba
Mi porterai una ruota di bicicletta
e tre parole bambine

Nonostante le cose
ti amo

Ragazzi, uomini
tessitori, filosofi
sospiri

Nonostante le mille briciole
sulla mia tovaglia di amante
ti amo

. . .

Entra nella favola di oggi
tornato dal modo dei grandi
l’uomo dalle mani belle

E per lui i saluti delle foglie
e del sole più giallo
già quasi d’arancia
E per lui
i saluti degli occhi di gatta
e le coppe di sciroppo
e l’acqua in cristallo
E per lui
racconti di parole
gratitudine alla sua entrata
nella favola dei dieci secondi

Senza questi suoi nuovi passi
non avrebbe potuto
la storia
proseguire su pagina nuova

. . .

Speranza entra
con le chiacchiere di uomini
raggiunta saggezza
come donne
di questioni di cuore, d’affetti

Speranza trasale
con le discussioni di uomini altri
dispersa umiltà
come soldati al fronte
di inesistenti questioni
di torto o ragione

. . .

Il dolce cadere dondolante
di una foglia
non è il fruscio delle fronde
Eppure è verde
eppure porta delizia

Ma non c’è vento

E prendere gli occhi
per portarli accanto
guardano altro
e prendere le parole
per portarle dentro
raccontano altro

Dubbio di vento

. . .

Cadono le foglie della magnolia
albero e siepi e rami
una ad una
e silenzio di voci nell’intervallo
voci mormoranti silenzio
e una foglia
rumore di legno di crosta
sui sassi trattenuti dal cortile

. . .

Non passo per la tua strada
da giorni
che contano settimane
ma qualche tiglio hanno piantato
e l’erba è bagnata
anche sull’altro viale

Così incontro
forte nemica
la memoria del naso

. . .

c’è una stanza anche tua
con muri di panna
in questa mia casa

ogni cento passi stanchi
passerò la sua porta di riposo
con te

oppure con un sospiro
e una coccola di gatto

. . .

Nuova pelle che sento
come fossi un serpente
ma il colore è sempre il mio
e il cuore batte uguale
fosse solo per un nome
intravisto
tra le foglie di una fantasia

. . .

TORNA LA PENNA A CONTEMPLARE

. . .

E’ come se dell’aria
fossero rare e ben disperse
particelle del tuo sapore
briciole del tuo odore
e gocciole sospese del tuo respiro

che io incontro all’improvviso

e mi zuccherano
questo testardo cuore
che così ribatte
ancora, di nuovo
la sua rimossa amarezza

. . .

Caro amico
ho paura e lo sai
Ti ringrazio del regalo
piccola grande diga
al mare delle mie lacrime

Caro amico
io aspetto e lo sai
Ti ringrazio dei silenzi
vorrei poter ricambiare

. . .

Quando ritroverò le dita del sole
sulla mano di un uomo
a quell’uomo metterò nastri
come a un regalo di Natale
per un cucciolo d’uomo
E lo regalerò
a natale
al cucciolo dell’uomo

. . .

Nitido tramonto d’inverno
pallido ma tramonto
trattiene i piedi
a pensare a questo inatteso germoglio
ferma i pensieri a ricordare
che bene avevi interrato
e bagnato quanto basta
forse dimenticato ma seme

Così foglie d’inchiostro
in forma di parole
contempli ancora, di nuovo
a superare l’inverno

. . .

parole di pesca e di legno
pensieri di candela e di incendio
mani di crema e di acciaio
tumulto di torrente e di spuma
passi di asfalto e di prato
dimentica
tu devi

ricorda
tu devi
il suo nome di pietra

. . .

quella voce di silenzio e parole
ho incontrato

solo questo è accaduto

Spero che il seme germogli in sequoia
Fosse solo piccolo rosmarino
ne condirò pasta
non solo per me

. . .

Dolce ostinato amplesso
contro le sbarre di falsa recitazione
di questo sistema amaro
come allegra imperterrita bicicletta
nonostante i tronfi miasmi delle auto
di questo sistema triste

Così
dolci e allegri resistiamo

. . .

penombra di stanza
e fuori luce di sole
ombra fresca di fronde
e oltre sole d’estate
ombra blu di balcone
e lontano luce di luna

non altre ombre

in queste ombre io ti racchiudo

E poi nostra luce d’alba
(fosse sul mare
potrei farne poesia)

. . .

fai attenzione al tempo
è lento…

…lo cavalchi
e ti ritrovi agli antipodi
non ancora calzata
la seconda staffa

. . .

Ti fai nuova maschera
taciturna e sorridente
ma non riesci a trattenere
il tepore del viso

anche se sai di non sapere
perché
questa nuova porta oltrepassata
con toni di tamburi
e danze di vertebre lombari

anche se sai di sapere
perché
anche la maschera

. . .

cullami pensiero di neve
in soffici fiori di pioppo
carezzami sogno di mare
tramùtati in sciarpa di seta

dormirò sogno irreale di sogni
e il riposo sarà la mia rosa
nell’alba del giorno reale

. . .

Io non potevo restare
ma ho tenuto per mano
il pensiero leggero di te

che tu abbia colto sorrisi
tramonti e silenzi per me
che tu abbia sentito nel vento
nelle viscere sulle pupille
pensiero leggero di me
poiché non potevi tornare

. . .

Parole mi porta
il gelido vento d’inverno
che sembrano fresche di stampa
e sogni racconta in inverno
il lucido sole
che sembrano sogni esclusivi

Io raccolgo nel vento
antiche parole
e sogni consueti nel sole
come carezze di petalo
che mi dicono
di incipiente primavera

. . .

pelle di guancia
su pelle di spalla
come guscio di noce
che scalda
e nessuna parola per dirlo
e mille parole
per dire di altro
già oggi non stanno più qui

mangiamo una noce
domani
stasera riposo di tendini

. . .

Adesso mi trovo
costretta da lenti cerchiate di viola
a guardare anche oltre la strada
costretta a vedere quel bivio
diramazione di nebbia

Paura sottile da intatto sentiero
mi tiene per mano
ma i piedi seguono docili
poiché le mani sognano – sanno
strada diversa ma uguale tepore

E goccia di sole
sciogliendo la nebbia di adesso
piove fin d’ora ore di buona stagione

. . .

A volte passa una nuvola
e giriamo intorno al collo
le nostre piccole sciarpe
Avessimo mani di bambino
la vedremmo come macchia di cielo

Così senza sciarpa né gilet
a volte galoppano nuvole
e ne respiriamo il freddo e la forza
perché persone, amici e nemici
innescano cuore e attenzione

Occhi aperti e orecchio attento
a me porta questo gelido marzo
così giro intorno al collo parole
e sulle mani guanti di tenerezza

. . .

Sembra fatica leggera
pedalare in salita
stasera
anche se oggi ho macinato chilometri
anche perché oggi
(braccia e ginocchia ricordano)
avevo al fianco la tua bicicletta

. . .

Se c’è amore
in questo castello
(e mettici pure tutte le virgolette che vuoi)
questo sarà un bel castello

E non voglio sapere
se bella sabbia
o bella pietra
saranno reperto per l’archeologia

. . .

So che sarà dolce e sereno e potente
l’incontro delle nuvole/noi
ma è più dolce il vento che le porta
serenità respirarlo
potenza per i capelli

Così vivo questa attesa
dolce, serena e potente

Attesa di pioggia feconda

. . .

Eccomi
Sono arrivata da te
come se queste mie strade
avessero mangiato
il tuo stesso pane
come se questi miei amici
avessero guardato
gli stessi tuoi scogli

Mi fermerò quanto basta
Forse cent’anni

. . .

NUOVO MONDO NUOVO

. . .

Piccolo spiritello
fantasma di respiri
del passato
torna a soffiare sui capelli
quando il silenzio
è solo cinguettio di passeri

E io lo ascolto
attenta
fingendo di non averne paura

. . .

Nuovi fogli di carta
piegati in consuete figure
a trattenere un presente
che scorre come acqua

E le tue orecchie
ascoltano passato di mani
a tendere nuove mani
per guadare il fiume

. . .

Forse che il marinaio
pensa sempre al mare
quando è in mare?
Poco lo pensa
Ne digerisce l’esistenza

I tuoi passi
sono le mie onde

. . .

Acqua dal cielo d’estate
e vento che sembra freddo
a ristorare passi lenti
a dissetare pensieri veloci

Quante volte
vorremmo/dovremmo
fermarci
e non c’è goccia
che ci distragga
dai tempi delle nostre mete

. . .

e se fuori sembra correre
come torrente
irregolare tra rive indefinite

dentro
fluisce regolare e tiepido
il mio piccolo respiro
come rigolo di lacrima
della gioia improvvisa

. . .

Limpido sole
cavalca un’aria di vento
pungente

Fermati sul ciglio
accogline l’effimero calore
e fanne riserva per i prossimi passi

. . .

risacca di parole
sulla rena del cuore
a ricordarle che è spiaggia

per trattenere una goccia di mare
per disegnare il profilo del mare

cedo sabbia con dolce dolore
desiderio di essere scoglio

. . .

leggerissimo
l’andamento dei pensieri
nel silenzio della mente

alla prima fermata
salgono
pensieri di piombo

. . .

Inevitabilmente
presa
a pieni polmoni
l’aria calda del ritorno
bevuta
all’ultima goccia la linfa
dell’incontro
ora preme contro
la pelle come fosse un palloncino

Non lasciarlo volare
via
non farlo scoppiare
espira
lentamente di penna
o di parole
quella nostalgia che tende
a tamburo

E’ fosforo
ogni goccia di oggi
a che serve cambiare
aria

. . .

Ranocchia sguazzante
mi fermo su un sasso

Non sono più pesce
l’aria non è merce
ch’io possa barattare
ora

E tu
ciottolo asciutto a fior d’acqua
amo il sole
che ti ha intiepidito
anche per le mie zampe

. . .

la voce un po’ ruvida
appena appena
come di sabbia fine
lascia un’eco di carezza
nella profondità
dei timpani
bagnasciuga di parole

. . .

lancette di tempo scappato
nella goccia di silenzio
di una poca poesia
mi dicono di tornare
è tempo
nell’onda di parole e di sguardi
mi tuffo nel caos
di persone

tra loro una goccia
di piccola poesia
che mi porterà alla sera

. . .

Che le nostre mani
siano come le piume del passero
arruffato contro la galaverna
a piluccare briciole
di gesti amorosi
attenti a batter le ali
a sfuggire per legge di natura

la sua bellezza d’istinto
sia nelle nostre orecchie
come ruggente serenità

come il leone di Karen
sia il passero specchio
del nostro essere cielo

. . .

d’oro gli occhi del gatto
(una gatta)
raccontano un piccolo amore
passato
che torna a ronfare
sommesso
quando le dita ne fanno memoria
passandole dietro le orecchie

e mi annusi ronfando
ringraziando per questo presente
di finestre chiuse sull’inverno
e di porte aperte
su alberi di pesco

. . .

hai prestato le tue orecchie
al mio disarmato
disorientamento

te le ho rese
ti sei accorto?
avvolte di disorientato
tepore

alla prossima
te le renderò?
avvolte di rose

. . .

Anche tu
uno dei tanti fiori
su questi rami
e porteranno frutti
lasciati i petali
al sottobosco

Invento sul palato
intenso colore
di noce
e di pesca

. . .

Partì lo sguardo dal centro
e lo ruotammo
a formare un arco
sempre più deliziosamente tondo

per quanto dolcemente girammo
non fu mai circonferenza nostra

dolorosa mia circonferenza
sto colorando il cerchio senza le tue mani
aspettando il tuo piccolo salto

ma so
l’infinita fatica di ignorare l’abisso
aspettando anche i tuoi colori
ad ombreggiare nostra deliziosa sfera

. . .

gli sguardi di un uomo qualunque
che mi sorride ignaro
risvegliano
l’assopita memoria
del tuo sorridermi
con sguardi di desiderio

la sua piccola gentilezza
spalanca le porte
al ricordo di te
tiepido languido vento
mollemente doloroso

. . .

Nuova pagina aperta
e tuffo le mani in nuove parole

prendo a nuotare in una storia nuova
che mi porta altrove
sapore d’azzurro
forse rosee fioriture

Così ti dimentico nella coscienza
e ti respiro nelle ossa

Così ti dimentico
per quel poco tempo di coscienza
regalato ad un altro
che pensò delizie di lettere
quando io ancora non ero

Così poi ti ricordo
più dentro, più forte
quando il libro
richiude la sua ultima pagina

. . .

Vorrei la tua spalla
cuscino d’osso
la tua pancia vorrei
divano di seta
vorrei le tue mani
scialle di carezza
e dormire un sogno vorrei
lenzuola non servirebbero

. . .

Datemi un galleggiante leggero
per riposare le braccia
nuotare
è inebriante
tra gli occhi del cerbiatto
tra le parole del lupo
è dolce nuotare
tra i sospiri del gatto
tra le carezze del passero
vorrei fermare
queste stelle filanti
al di fuori
del mio nuotare
solo per un attimo
prendere coscienza dei coriandoli
e ringraziare questa festa
di non essere carnevale

. . .

E il cielo si è truccato
ma dentro
è la stagione
di onde chiacchierine
e riflessi di schiocco
Guardami nelle pupille
saprai che estate
ti sta già aspettando

. . .

io non tocco le tue mani
temo scintille o le spero
non respiro la tua bocca
voglio credere sia dolce
senza vedere il suo calore
eppure tocco leggerezza
respiro allegria
senza desiderio di te
desiderandoti in ogni momento
desiderandomi
così come con te mi ascolto

se mi porterà carezze il vento
ascolterò come se tu fossi
anche se tu sarai
con i miei passi

. . .

ancora ti aspetti
risposte
dalle tue ossa
che non incontrano ancora
la pelle e le parole
del cuore che sai

potenti oltreoceano ti porterebbero
in calda burrasca

ma stanno
tiepide
ad altri incontri
che non aspettavano
come non aspettassero

. . .

sassolini di parole
senza bocca da vedere
come confetti di sposa
fatti solo di sorrisi
avvolti in chiacchierii

sassolini di respiri
con gli occhi da cucciolo
come caramelle di amici
confezionate in discorsi

il greto del mio fiume
fotografo con parole
che ti mostrerò
guardando i tuoi occhi
senza parlare

. . .

mangiare con gli occhi
una nuvola piccola
digerirne l’azzurro
a ignorare future gocce
di piccola umida pioggia

prossima luce
comprenderà
che la stavo aspettando

. . .

rondine precipitata
per gioco e risalita
nuvolette e grandi nuvole
luna
curano la mia pelle
meglio di quale che sia
astuta medicina

. . .

andiamocene via
da questa nebbiolina
da queste fatiche tristi
portiamoci i sorrisi
portiamoci ricche fatiche
un po’ di sole nelle pupille
a illuminare altre nebbie
andiamocene a trovare
i passi per ritornare qui

questo viaggio lo temo
perché mi porterà

lasciamoci portare

. . .

amico piccolo che sorridi
non conosco i tuoi occhi
non so le tue parole
sento l’allegria solo
solamente leggerezza
dammene un pezzo
che io la tenga appesa
come a continuare
il mosaico
delle mie braccia

. . .

CINQUECENTO LENTI ACROSTICI
UMIDI DI INVIDIABILE OZIO

. . .

Cosa sta succedendo
la sera?
Apro libri vecchi e nuovi
Unisco pensieri sparsi
Dovunque trovo
insinuato dolcemente
ogni tuo silenzioso respiro

. . .

Come punti di domanda
languidi e nascosti
affiorano i tuoi occhi
Udendo queste parole
dirai che non sono risposte
Inquietudini tranquille
oso respirare con te

. . .

ATTENDERE ATTESE, ATTENDENDO

. . .

il sole
quando dietro nuvole
quando spacca vetrate
quando scalda quanto basta
quando agli antipodi

e non posso convocarlo
essere presente posso e devo
respirarne l’esistenza

come te il sole
e gli altri soli

come me

. . .

piccola morbida (animaletto cucciolo)
presenza sottile leggera e grande
Così vorrei la presenza e l’assenza
dentro il mio solito respiro (piano e forte)
e assenza di mani nel cuore e presenza
e assenza di cose e presenza di cose
dentro
esistenza di penne sospiri sorrisi

Passati sospiri penne sorrisi
rimangono dentro digeriti e fioriti
negli occhi

E grande giardino di sguardi
sarà
se ancora di nuovo (ogni poco) ogni tanto
saranno presenze di penne sorrisi sospiri

. . .

Eccola la nuova E’ nuova
Nessuno sa ancora cos’è
Nessuno sa cosa sarà
E già noi l’amiamo
Adesso La piccola piccolissima
Sia grande il nostro respiro
adesso che è dolce
e grande rimanga e di più
Siano rami i nostri nuovi occhi
per i riposi di questo nuovo volo
della nuova piccola adesso
e di più

. . .

Come quando sai per certo
che l’hai pensato
almeno una volta
e lo ritrovi
in belle parole scritte
da altri

Così il mio cuore
batte
l’ora del tuo respiro

. . .

Rallentare non puoi?
Fermati allora

E lascia entrare dagli occhi
raggi e silenzi e gocce di miele
che ti fermeranno il nuotare

Galleggiare sarà come dire
dipingere grandi murales
sulle nuvole che al mare non vedi

Così senza di loro (anche lui)
troverai nuovi avventori
e compagni per lacrime dolci
e il sale sull’uovo e l’acqua

Rallentare non puoi?
Ricorda la vita del ragno
la musica sale e lui scende
parole di stampa e di voce
parole
(rallenta)
le senti?
ascoltale ferme nel prato
e sassi lucidi di pioggia
che è fredda ma parla

Lo vedi che vai?

. . .

l’olio
e la cipolla a fettine sottili
il suono brillante del telefono
le pagine nuove del libro di adesso
movimenti obbligati
è l’attesa

e colma è l’attesa
di colori di nero di caldo di freddo
e infinita è l’attesa

attendere all’attesa
obbligatorio attendere

attendo all’attesa
attenta ai sapori ai colori
ne godo perché sto attendendo

attendo
di essere rosolata
quanto basta per poter buttare
il mio cuore
nello sfrigolante olio
del suo esistere

. . .

che il suo cuore apra
le porte
primo esile spiraglio
alla pioggia
dei sorrisi e delle mani

che i refoli di paura
sfuggano dalle finestre
da cui è entrato
tiepida luce
un nuovo dolce sogno

che il fiato sia lavato
dal sapore delle nuove
(buone nuove)
e che possa
questa pietra
riscaldarsi con amori

. . .

non posso
che dirti
che non posso far nulla
né altro
se non pregare
(e pregherò)
quel dio
(la vita)
di stendere
sotto i tuoi passi
tappeti di più limpidi
pensieri e
forza di dolce fatica
ne venga
alle mani tue
e al cuore

. . .

PIANTO

avevo proprio sperato
di non vederti mai
più
seduta lungo quel corridoio

per me l’avevo sperato
forse anche per te

non ti rivedrò mai
più
sugli scalini di pietra bianca
della casina
(avrei dovuto saperlo)
nemmeno mai
più
lungo le tue
scale di pietra nera
della tua casa
(credevo di saperlo da tempo)

. . .

So che ora ci sei
come allora
so che in me/mia rimarrai
dissolvendoti in grani
d’incenso
sciogliendoti in carezze
di falange
come allora

non sto aspettando ora
ora
sto ascoltando
la storia d’incenso
e falangi
e caffè
come allora

so che ora ci sono
ora serena
e ti amo vuol dire
piangerò per me
(ma per te/tuo riderò)
se non tornerai

. . .

il gatto poiché l’uomo
possa toccare il felino

lo struggimento
da desiderio inesaudibile
di leone
l’avrebbe portato all’estinzione

il gatto nero di più
poiché la pantera
non ha paragoni

. . .

quando morirai
vorrò fermare ogni movimento

se il mio cuore
vorrà ancora battere
il sangue alle vene

è un pensiero
di oggi nel sole
perché?

. . .

E appendo a quella stella
un promemoria
di passi e parole
e respiri
a custodire un sogno
così che sembri progetto

E appendo la stella
oltre la memoria
a ricucire il discorso
così che mi appaia nel sogno

. . .

non posso che dirmi
che non posso far nulla
se non pregare
la vita
di stendere sotto i miei passi
tappeti di pensieri tranquilli
e dolce attenzione
a vigilare il sorgere
del sole
(non solo)
e i nuovi luccichii
di ogni più piccola stella

. . .

Caro amico
la mia strada sto camminando
nessuno me la spiega
(solo piccoli dolci tesori nascosti)
caro amico
spiegazioni non ne vorrei
ma sopportare e léggere e vedere
ogni sasso di questa mia strada

E se voglio capire non so
vorrei leggerezza

E vorrei caro amico
il cuore e il respiro dell’uomo che sai
tra le mani e le parole
E vorrei un mondo migliore

Che esagerata, caro amico
è questa tua sorella di cuore

. . .

Lacrime a scendere dolci
mi aspetto

ma gli occhi
asciutti e attenti

Lacrime a scendere forti
vorrei

ma gli occhi
socchiusi e dolci

Ma gli occhi
nutrono di foglie
la riserva
ma gli occhi
ricordano di lui
la piega del sorriso

. . .

Eccolo di nuovo
quel pensiero assoluto
(io voglio, lo voglio)

Non lo scaccio
e lo ascolto con la lente
Si fa grande la sua trasparenza
e trasmuta in vorrei

. . .

SAI COS’E’ LA PAURA?

. . .

E oggi la pioggia
non mi porta poesia
e nessuna penombra
ha parole da suggerirmi

E scrivo
come se i segni d’inchiostro
mettessi a memoria
(memoria di me)

E ogni altro giovedì
interpreterò i miei segni
nel poco momento
che avrò per cercarli

. . .

Inutile, stupida
e anche un po’ bugiarda
nel frullatore del tuo raccontarmi
mi sento

Oppure mi sento un filo
di cotone
ordito alla trama del tuo esistere
sottile e caparbio
colorato e lustro

. . .

Sai cos’è la paura?
E’ un sasso, una pietra
che tu scagli ululando
che io tengo nel cuore
e scavo di lacrime
o parole

. . .

scrivimi

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